IL CANE FOBICO

Sarebbe bello avere sempre a che fare con cani giocherelloni e amici di tutti, purtroppo però non è sempre così.
Può capitare che il cane abbia delle fobie più o meno accentuate, che, per forza di cose, condizioneranno il suo modo di vedere il mondo che lo circonda.
La cosa più complessa e determinante per iniziare un lavoro di recupero comportamentale, è capire appunto le cause che hanno portato all'insorgere di una o più fobie, per sapere su cosa lavorare, cosa che quando si tratta di un cane di famiglia è molto più semplice da individuare, la cosa diventa più complessa quando abbiamo a che fare con un cane trovato ai bordi di una strada o in canile, di cui non si conosce il pregresso.

LE CAUSE

Ci sono varie cause possibili, quando si vede un trovatello fobico è facile pensare a maltrattamenti e a volte, purtroppo, è anche vero, ma altre volte può bastare la troppa apprensione nei riguardi del cucciolo per rinforzare involontariamente uno stato di tensione o insicurezza, a volte le cause sono genetiche, altre ancora possono essere la deprivazione sensoriale, un mancato imprinting materno, e molte altre ancora.
Fatto sta che non sempre è semplice capire cosa abbia fatto scattare la molla della paura in un cane, per fortuna però, tutti i cani hanno la capacità innata, se seguiti e accompagnati, di trovare dentro se stessi la forza per rialzarsi e tornare a vivere serenamente.

COME AFFRONTARE LE FOBIE

Innanzitutto va valutato il grado di fobia, per una fobia al primo stadio basterà un percorso di desensibilizzazione, rendendo lo stimolo che fa scattare la fobia sempre più "normale" e magari rendendolo anche piacevole con il controcondizionamento.

Se invece abbiamo di fronte una fobia al secondo stadio tutto diventa più complesso. Il cane è in un perenne stato ansioso e si confronta con il mondo solo attraverso un "esplorazione statica" annusando da lontano e rimando bloccato (a volte tremante) allungando solo il collo per percepire l'odore dello stimolo (oggetto o persona che sia).

Un altro sintomo possono essere ripetuti leccamenti e ritualizzazioni che se interrotti possono portare a gravi attacchi di panico. Se non si interviene, un cane in queste condizioni può facilmente passare al terzo stadio. Per approcciarsi a un cane in queste condizioni si possono provare più vie, se possibile portando il cane in un ambiente neutro e aspettare con calma che sia lui a fare il primo passo verso di noi.

Se invece questo sistema non potesse essere applicato per carenza di spazi, si dovrebbe innanzitutto cercare di tranquillizzarlo, attraverso massaggi specifici di TTouch che, se non sufficienti si potrebbero integrare con l'uso di collari a rilascio di ormoni appaganti e iniziare successivamente un trattamento di flooding, cioè una iperstimolazione del cane così da creare una reazione diversa dal solito.

Pur causando un forte stress mentale al cane questo metodo permette di avere una risposta molto più rapida, ma va effettuata solo da persone esperte, esatto, non semplicemente professionisti, ma persone che sanno esattamente cosa stanno facendo, in quanto il cane, se stimolato oltre una certa soglia da chi non è in grado di leggere i segnali del cane (che in questi casi potrebbero essere infinitesimali) potrebbe rispondere con un comportamento aggressivo improvviso.


Una volta recuperato l'interesse del cane si potrà lavorare su esercizi di problem-solving per aumentare l'autostima e la fiducia in se stesso.
Durante questo trattamento può essere coadiuvante la presenza di un'altro cane ben socializzato e molto sicuro di se, in quanto darebbe il buon esempio e potrebbe guidare il cane paziente velocizzando il processo di recupero. Ovviamente bisogna evitare di mettere un cucciolo equilibrato vicino ad un adulto fobico poiché potrebbe essere il primo ad imparare dall'adulto la strada della paura.

 

Al terzo stadio non bisognerebbe arrivarci mai, saremmo di fronte a un cane depresso, un cane che ha ormai accettato che il mondo è troppo spaventoso per lui e non vale più la pena affrontarlo (parliamo di cani "frozen").

 

Il recupero in questi casi non sempre è possibile, e sarà difficile affidarlo a una famiglia a meno che non siano cinofili esperti, poiché solo l'amore in questi casi non può bastare. Il trattamento è simile al secondo stadio ma più lungo e complesso e con un alto rischio di ricadute.